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Vittime consapevoli dei parametri quantitativi

Avere dei canali social ben curati è importante, avere una strategia lo è ancora di più, ma possedere una fanbase superiore ai nostri competitors equivale a possedere il Sacro Graal. Poco importa se saremo costretti a rivedere i piani strategici e giocare sporco per la costruzione della nostra community. Ciò che conta veramente è che lo faremo con la ferma convinzione di incrementare in un breve lasso di tempo i parametri quantitativi senza più pensare alle motivazioni strategiche: mille followers in 30 minuti, 200 like in meno di 1 ora, 10.000 nuovi fan in un giorno, una margherita al tavolo 5, due caffè macchiati e un Montenegro. La magia illusoria del “tanto” in poco, genera interesse e mistificazione, soprattutto da parte del pubblico più inesperto.

Speravo che le cosse fossero cambiate, invece, nonostante una serie innumerevole di finti proclami destinati aimè a far credere ai più che i social media continueranno ad essere un luogo in cui investire cospicue somme di denaro in tutta serenità, gli omuncoli della rete continuano ad utilizzare mezzucci pur di mostrare la prestanza dei canali.

illusionisti digitali

La comunicazione online passa attraverso algoritmi sempre più complessi, pseudo-professionisti, steroidi digitali e lenti deformanti, per apparire ciò che in molti casi non è.

La percezione di un mondo basta a costruirlo ed essere garanzia della sua esistenza. Tutto è riconducibile alla comprensione della realtà: non c’è una realtà assoluta, esiste una realtà che prende forma grazie alle convinzioni e alle credenze collettive che ne rafforzano il concetto. Per questo, siamo vittime consapevoli (forse non del tutto) dei parametri quantitativi. Penso che dipenda da una chiave di lettura che abbiamo introdotto durante il passaggio tra analogico e digitale. Quando i social network hanno iniziato a diventare parte integrante delle campagne di comunicazione, l’unico parametro che avevamo a disposizione, o meglio l’unico che poteva permetterci di confrontare il mondo digitale a quello analogico era quello quantitativo. Col passare del tempo, questo presupposto, anziché perdere di efficacia è cresciuto a dismisura fino a radicarsi nelle nostre menti, portando spesso professionisti e non a errori di valutazione.

Pitti Uomo

Poniamo ad esempio che un blogger/influencer/fashionvictim/socialLover/mediAntani interessato al mondo della moda, avesse voluto entrare con un bel Press Pass all’interno della scorsa edizione di Pitti Immagine Uomo  e che avessi cercato di accreditarti nell’apposita sezione sul sito della fiera…

Bene, molti ci saranno riusciti, altri non sapevano nemmeno dell’esistenza di questa fiera e forse altri si saranno accontentati di postare i comunicati stampa che sono circolati in quantità prima dell’inizio della manifestazione, ma tu, blogger/influencer/fashionvictim/socialLover/mediAntani che non ti chiami Chiara FerragniMariano Di Vaio, non potevi fare altro che presentarti al cospetto dell’ufficio marketing, abbassare il tuo tablet e mostrare timidamente le tue dimensioni, nella speranza che fossero di gradimento.

Vi svelerò un segreto: il limite per essere accettati come blogger/influencer/fashionvictim/socialLover/mediAntani, quindi ottenere l’accreditato per la fiera era quello di possedere un bel PageRank di 5 e/o un account di instagram con almeno 5.000 follower. Punto. Il resto era un fattore di marginale importanza, dati insignificanti che non avrebbero potuto certo modificare il punto di vista della situazione. Avrebbero potuto essere 5.000 fake oppure 5.000 fan della salsa barbecue o che ne so, 5.000 ombre cinesi che sarebbero stati ugualmente validi.

le dimensioni non contano

…poi continuano a dirci che le dimensioni non contano…

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