Social media monitor decisamente inaffidabili

Negli ultimi mesi, in Ozz, abbiamo testato la maggior parte dei social media monitor (Radian6, BuzzMetrics, SM2, ecc) giungendo ad un’amara conclusione. Sono praticamente inutilizzabili ed assolutamente inaffidabili. Il lavoro per ottenere un prodotto “utile” è ancora molto lungo.

La tecnologia utilizzata da questi strumenti è abbastanza semplice: in base alla parola chiave, il software scorre il web per raccogliere informazioni. Proviamo a pensare se il nome della marca è piuttosto generico…  Ci troveremmo in un mare di… risultati inutili….
La cosa più importante da capire è che questi software forniscono pile di dati che devono essere estrapolati, filtrati e riordinati. Prima di ottenere un resoconto umano sono state necessarie ore di sistemazione, senza considerare che non tutti i social network permettono “l’intrusione” per reperire informazioni, bloccando magari le informazioni più importanti.

Vorrei ora porre l’accento sulla Sentiment analysis, inequivocabilmente sbagliata. Una parola chiave non può e non riesce a determinarmi un sentimento. Le emozioni umane sono sottili, complesse e decisamente non classificabili da un software. Sotto questo punto di vista siamo lontani anni luce.

Questa sensazione di generale inaffidabilità si traduce in uno sperpero di denaro in cambio di dati grezzi.

L’unica soluzione plausibile in questo momento è realizzarsi un cruscotto personale con i servizi free di monitoraggio  ed attendere che google evolva il progetto che da tempo ha in cantiere…

Luca Conti

Imprenditore, digital media strategist, creativo, sportivo, sognatore. Lavora da diversi anni in RedHot Crew, dove gestisce la Killbit, un’agenzia che si occupa di comunicazione digitale, comprensione del social e della rete. Autore del libro "Traguardi. Cambia vita con sport e social"

There are 10 Comments

  • FedericoC says:

    Ciao!
    interessante quello che scrivi e, per quanto mi riguarda, molto in linea con le mie valutazioni. Io lavoro in un istituto di ricerca e da almeno 3 anni sto valutanto diverse piattaforme software che millantano soluzioni automatiche e chimere varie…
    ho trovato una soluzione molto efficace, dal mio punto di vista, ma nello stesso tempo ho trovato che non c’è soluzione efficace (ovvero capire il consumatore, capire il sentiment) che prescinda dall’intervento umano.
    ci sono cose che nessuna macchina capirà mai, sono a volte difficili anche per noi umani: l’ironia, i detti, i luoghi comuni, il contesto che ci circonda e a cui spesso si fanno rimandi impliciti.
    per questo, ora e sempre (forse), la soluzione sta nel connubio tra sw e uomo. come accade in tutti gli altri ambiti, no?

  • admin says:

    Ciao Federico,
    hai perfettamente ragione, la determinazione di un sentimento non è certo un’operazione fattibile per una macchina… a mio avviso resta comunque un punto cruciale in una campagna di social marketing la determinazione di questo fattore… proviamo ad immaginare di lanciare un messaggio ad un campione di 100 target, quanti di questi reagiscono e soprattutto come reagiscono?
    “Sw e uomo”, in effetti è l’unica soluzione che permette un’analisi oculata ed affidabile.
    La cosa che un po’ mi infastidisce è la pubblicità a volte un po’ ingannevole che viene fatta su queste piattaforme, presentate al pubblico come infallibili e precisi strumenti di analisi.

  • FedericoC says:

    ecco, è proprio qui il punto e mi trovi d’accordo (ed infastidito) al 100%. E’ il rischio della fascinazione tecnologica che induce, soprattutto i più profani, a credere a certe cose e di conseguenza a stimolare l’offerta “fuffa” dei meno etici. Come dire: insisti tanto che vuoi l’elefante che vola? eccolo, bello azzurrino perchè è questo il colore giusto, che pesa 13 tonnellate, con l’orecchio destro più grande per le virate in volo.

    Insomma, il mio stimolo è: se siamo tutti critici e informati (come spesso lo si è per le altre attività di mktg) allora l’offerta seguirà. Io sto facendo così e per questo ci ho messo 3 anni per trovare un partner affidabile. Lui mi dice che quello che cerchiamo è in un oceano, per esempio, e a volte poco individuabile. Se lo so, capisco il perchè e lo aiuto per complemento.

    Trasparenza 2.0 tra gli operatori del 2.0, quindi!

  • admin says:

    Parole sacrosante!
    Anche se non è facile trovare operatori 2.0 disposti al “dialogo”. Tu sei stato estremamente fortunato a scovare un partner disposto a mettersi in gioco e studiare una soluzione a 4 mani con il fruitore del mezzo.
    In merito ai software che ho provato, posso cmq dirti che il margine di miglioramento è notevole. Un paio in particolare, a mio avviso, sbagliano completamente il principio di acquisizione dei dati, utilizzando come parametro la sola keyword… Le cose sono 2 o si sono stufati, oppure hanno terminato i fondi ed aspettano qualche “donatore” che a 400$ dollari al mese gli permetta di ultimare il lavoro… (sono stato un po’ acido?)

  • Simone Seri says:

    Intervengo volentieri sul tema.
    Ho un’esperienza in corso con Radian6, con cui noi di dnsee(dnsee.com) abbiamo stretto una partnership, mi sembra giusto iniziare dicendo chi sono e da dove vengo! D’accordissimo con voi sul lavoro umano indispensabile per capire il sentiment di ciascuna conversazione, ho 3 punti:
    1) le capacità semantiche dei sw, non solo di monitoring, fanno parte di un capitolo ancora tutto da scrivere nella storia delle tecnologie informatiche;
    2) se anche il sw “capisse”, la lettura umana rimarrebbe fondamentale per trarre spunti. Non basta sapere se un msg è positivo o negativo, è fondamentale conoscerne il contenuto per ottenere preziosi insight.
    3) Detto questo, per tornare a chi sono, quelli di radian hanno disabilitato la funzionalità di assegnazione automatica del sentiment, cmq sperimentata solo per l’inglese e noi offriamo servizi di lettura e categorizzazione delle conversazioni, oltrechè di reportistica, per quei clienti non in grado di sostenere da soli questo effort.
    Per finire sulle tecnologie, in generale il supporto deve venire da un mix di sw ben utilizzati, da quelli marchiati google, passando per motori come social mention, fino ad arrivare a piattaforma come radian, il cui costo rientra tra l’altro nell’ordine di poche centinaia di euro l’anno, il che rende possiile un investimento, magari sperimentale, anche annuale.
    Detto questo, la strada è lunga anche sul versante dell’approccio e delle metodologie, ma siamo qui per farlo!
    Buon lavoro a tutti!

  • Simone Seri says:

    Solo per correggermi, il costo di radian si aggira in poche migliaia di euro l’anno e on in poche centinaia, scusate il refuso.

  • creattivina says:

    Grazie 1000 per questo post. Chiari come l’acqua. 😉

  • Luca Conti says:

    Dal novembre 2009 ad oggi sono cambiate parecchie cose. Alcune si sono sistemate, altre si sono complicate, altre si sono semplicemente cancellate (meglio far finta che certe cose esistano, se non sono monitorabili!)

    Detto questo penso che i passi in avanti siano coq tanti e soprattutto qualitativi… A breve (promesso) un post di aggiornamento sulla situazione dei media monitor…

  • Andrea says:

    Scusami ma mi trovi in completo disaccordo. Il fatto che gli strumenti di monitoring non siano perfetti è assodato e sono gli stessi Player che lo dicono.

    Tuttavia i dati grezzi vanno trasformati in insight da analisti esperti e con una metodolgia ben delineata.

    Ovviamente il post risale a qualche anno fa, aspetto le tue nuove valutazioni al riguardo.

  • Luca Conti says:

    @Andrea: In effetti il post è decisamente datato ed all’epoca l’affidabilità del monitoraggio era veramente misera se non quasi pressapochistica. Oggi grazie a strumenti decisamente più precisi in mano ad esperti di analisi, si possono ottenere valutazione eccellenti.

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