Le cose erano cambiate. Fu chiaro quando i blogger andarono in televisione

Le cose erano cambiate. Fu chiaro quando i blogger andarono in televisione

Le cose erano cambiate. Fu chiaro quando in Italia, blogger di ogni genere iniziarono a partecipare a programmi televisivi. In un periodo in cui internet, in particolare i social network, sostenevano di sfidare il sistema, in realtà non facevano altro che autocompiacersi, risultando talvolta la parodia di sé stessi. Il social, nella concezione più attuale del termine, è nato approssimativamente nel 2007. Era una scena molto piccola, sconosciuta, a malapena menzionata dalla stampa locale. Non era una realtà evoluta, non era stata ancora né commercializzata, né sfruttata.

C’era fermento e man mano che il tempo passava, sia gli allineati che i disillusi, stavano finalmente trovando una propria voce, un proprio modo di coesistere in un sistema che da li a poco li avrebbe inghiottiti facendoli diventare parte integrante del sistema stesso. I social network erano ormai pronti per vivere la loro prima gioventù ed io mi sentivo pieno di energia positiva, pronto a compiere il grande passo.

Pat mi mostra un pezzo di carta sul quale avevamo scritto una strategia di comunicazione, avevamo tracciato la rotta ad un gangster che cercava di aggiudicarsi una sedia in Parlamento. Era tutto clamorosamente sbagliato. Il mantra era sempre lo stesso, “i social network ci salveranno, sono infallibili, sono il futuro”. Eravamo incantati, illusi e spesso scambiavamo le sconfitte per obiettivi raggiunti. Mentre il social media marketing cresceva sotto l’influsso di un numero di predicanti sempre più elevato, le aziende guardavano con sospetto un ambiente ancora vergine per essere considerato. Abbiamo trascorso tante giornate in giro per l’Italia setacciando il meglio del peggio che sedicenti oratori propinavano. WorkCamp, panel, speedCamp, corsi lampo, full immersion eravamo avidi divoratori di spazzatura, a caccia di foto da diffondere collegata al trend del momento.

I social network dovevano essere assolutamente presentati come lo strumento rivoluzionario che avrebbe contrastato l’avanzare della crisi economica, uno mezzo rivoluzionario che avrebbe riacceso il mercato. Così doveva essere e così è stato, l’importante era autocompiacersi. Per anni sono stato incredibilmente timido. Non socializzavo mai e l’idea di autocompiacermi e scambiare effusioni con gli altri membri della mia specie, era più urticante delle ortiche sulle caviglie. 

Oggi siamo più disillusi, lo scenario è cambiato, i protagonisti pure, il contesto storico ha generato nuove esigenze, ha prodotto una commistione di linguaggi e forme di comunicazione, nuovi strumenti e schemi logici di interpretazione delle strategie ma, i blogger continuano ad andare in televisione.

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