Internet, proprietà intellettuale ed altri rischi

La questione con Aruba non si placa, la risposta evasiva del servizio clienti mi ha veramente fatto arrabbiare. Quello che sta emergendo è, a tutti gli effetti, un argomento di interesse comune, soprattutto per chi realizza siti internet o fornisce servizi, collegandosi ad un provider.
Come può un web master, una web agency o un social media marketer, tutelarsi da clienti insolventi?
Stando ad Aruba, non è possibile e sono cavoli nostri!
Entriamo nel vivo della vicenda. Noi realizziamo un sito, lo depositiamo su di uno spazio che ci viene fornito da un provider e quando spicchiamo fattura per il lavoro svolto, il cliente chiede al provider di spostare tutto in un altro pannello di controllo.
Ok, ammesso che il proprietario dello spazio è il cliente, sino ad avvenuto pagamento, i proprietari dei file siamo noi (se vogliamo essere precisi, la proprietà intellettuale si estende anche ad avvenuto pagamento); quindi che diritto ha il provider – in questo caso Aruba – di trasformarsi in arbitro nei confronti delle diatribe tra noi ed i clienti?
In un periodo in cui gli insoluti ed i chiodi sono all’ordine del giorno, come possiamo salvaguardare i nostri soldi?
Sono io ad avere una visione sbagliata, oppure Aruba ha pestato una gigantesca merda?

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  1. Aruba, se si chiama così ci sarà un motivo.

Luca Conti

Imprenditore, digital media strategist, creativo, sportivo, sognatore. Lavora da diversi anni in RedHot Crew, dove gestisce la Killbit, un’agenzia che si occupa di comunicazione digitale, comprensione del social e della rete. Autore del libro "Traguardi. Cambia vita con sport e social"

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