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Internet, proprietà intellettuale ed altri rischi

La questione con Aruba non si placa, la risposta evasiva del servizio clienti mi ha veramente fatto arrabbiare. Quello che sta emergendo è, a tutti gli effetti, un argomento di interesse comune, soprattutto per chi realizza siti internet o fornisce servizi, collegandosi ad un provider.
Come può un web master, una web agency o un social media marketer, tutelarsi da clienti insolventi?
Stando ad Aruba, non è possibile e sono cavoli nostri!
Entriamo nel vivo della vicenda. Noi realizziamo un sito, lo depositiamo su di uno spazio che ci viene fornito da un provider e quando spicchiamo fattura per il lavoro svolto, il cliente chiede al provider di spostare tutto in un altro pannello di controllo.
Ok, ammesso che il proprietario dello spazio è il cliente, sino ad avvenuto pagamento, i proprietari dei file siamo noi (se vogliamo essere precisi, la proprietà intellettuale si estende anche ad avvenuto pagamento); quindi che diritto ha il provider – in questo caso Aruba – di trasformarsi in arbitro nei confronti delle diatribe tra noi ed i clienti?
In un periodo in cui gli insoluti ed i chiodi sono all’ordine del giorno, come possiamo salvaguardare i nostri soldi?
Sono io ad avere una visione sbagliata, oppure Aruba ha pestato una gigantesca merda?

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  1. Aruba, se si chiama così ci sarà un motivo.

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