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Facebook oltre la chat c’è di più

Questa mattina ho avuto il piacere di leggere un articolo “interessante” sulla Gazzetta di Parma dal titolo “I tag contro i tweet”. Si lo so, interessante e Gazzetta, normalmente stridono, ma oggi ho trovato alcuni spunti stimolanti per approfondire una serie di concetti. Il pezzo,  trattava la contrapposizione fra twitter e facebook, tramite pareri di giovani utenti intervistati nelle strade di Parma.

“Arrivo dall’esperienza di Messenger e ho trovato in Facebook la sua naturale evoluzione”

“L’ultima moda è fotografare gli amici durante le serate in discoteca e taggarli immediatamente: la mattina dopo, a mente serena, ci si vergogna per ciò che è stato postato”

“Mi incuriosisce vedere ciò che scrivono le stelle di Hollywood. Ne seguo parecchi: da Angelina Jolie a Rihanna…”

Questo, in teoria sarebbe stato sufficiente a chiudere il giornale e continuare a bere il caffè senza guastarmi la digestione ma ho voluto proseguire, come del resto, avevo fatto la sera prima guardando Sanremo con la paura che mi comparisse Morandi senza mutande ed un facocero tatuato sull’inguine…

… E chissà che tra i due litiganti, non sia un terzo prodotto a godere: “Attenzione a WhatsApp: si sta espandendo a macchia d’olio tra noi ragazzi”

Quello che emerge, leggendo i punti salienti dell’articolo è un’immagine deprimente e forviante rispetto alla realtà dei social network presi in esame. Premesso che Facebook dispone di una nutrita cerchia di adepti al “bimbominking”, non si può generalizzare in questo modo, utilizzando solo esempi negativi. La confusione maggiore nasce dall’accostamento tra social network e servizio di messaggistica istantanea. Non sono la stessa cosa. E’ come se paragonassi una vettura ad una barca. Entrambe sono in grado di condurti in un luogo, ma con una difficilmente ci vai in autostrada.
I giornalisti della carta stampata, sempre di più, si avvalgono dei social network come spunto per redigere articoli senza avere la minima idea dell’argomento trattato. E’ una sovrapposizione che genera confusione e divulgazione di teorie errate. Capisco l’esigenza di riempire una pagina, ma è importante farlo con un minimo di cognizione di causa.

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