è il momento di metterci la ruota sopra

Qualche mese fa ho incontrato per la prima volta a Varsavia un persona che a prima vista poteva sembrare educata, seria, coerente e vagamente simpatica. Ho intavolato con “Emme” un paio di dialoghi sul mondo del ciclismo urbano decisamente piacevoli e ricchi di spunti. Da li, il buio.
Nulla sarebbe stato come prima,  nessuno avrebbe potuto immaginare una tale involuzione, se non un fumettista drogato di LSD.
Il povero “Emme”, dopo una serie di scambi d’opinione (scambi… li definirei imposizioni unilaterali…) è risultato essere il martire del lavoro. Lui si prodiga tutto il giorno in bicicletta per consegnare buste alla gente, va al lavoro anche quando piove, suda e si lamenta. Mi ricorda tanto mio nonno quando faceva il vigile.
Mi sembra giunto il momento di metterci una ruota sopra (non ad “Emme”!) e guardare al futuro del ciclismo urbano cercando di capire se sarà mai possibile far convivere le varie realtà: messenger, fakenger, hypster, sportivo, ecc…
E’ giusto fare queste distinzioni? Perché dovrei classificare un ciclista in funzione di uno stile?
Mi sembra un metodo classista e poco ortodosso di incentivare l’uso del mezzo meno inquinante sino ad ora inventato.
Dite la vostra…

Prima date uno sguardo al video…

Luca Conti

Imprenditore, digital media strategist, creativo, sportivo, sognatore. Lavora da diversi anni in RedHot Crew, dove gestisce la Killbit, un’agenzia che si occupa di comunicazione digitale, comprensione del social e della rete. Autore del libro "Traguardi. Cambia vita con sport e social"

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