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cosa c’entra la Demenza Digitale con Snapchat?

Venne il giorno in cui tutti ci accorgemmo (forse non proprio tutti) di ciò che stava succedendo. Un giorno, senza nessun preavviso, diventammo testimoni di un’apparente realtà che distava solo pochi centimetri dai nostri occhi. Proprio lì, bastava varcare la soglia temporale del nostro cellulare. Dopo l’iniziale sgomento collettivo, alcuni di noi si misero alla ricerca di ciò che poteva aver causato questa situazione: chi aveva temuto un attacco terroristico con una nuova e micidiale arma chimica, chi era convinto si fosse trattato di un esperimento andato nel peggiore dei modi, chi ancora dipendesse dalle conseguenze della diffusione di un virus letale.

Nulla di tutto ciò. Snapchat aveva semplicemente dato voce a chi, non solo avrebbe dovuto tacere, forse sarebbe stato opportuno rinchiuderlo in un luogo austero senza finestre e ben insonorizzato.

Snapchat

Cerchiamo di procedere per gradi senza farci prendere da facili isterismi: Snapchat nasce dall’intuizione di due ventenni (primo campanello d’allarme), Evan Spiegel e Bobby Murphyincuriositi dall’abitudine dei loro amici di cancellare o togliere i tag dalle foto su Facebook prima di sostenere un colloquio di lavoro (sirena di evacuazione). Il social network progettato da Evan e Bobby, in poche parole permette lo scambio di  foto e video che dopo pochi secondi dall’apertura scompaiono. Una funzione apparentemente stupida, che in mano ad un teenager, non può far altro che dilatare a dismisura il valore dell’effimero che campeggia sulla filosofia di vita delle nuove generazioni, digitali e non. 

Ma come? Sono anni che ci ripetiamo Content is the King!” fino alla nausea ed ora, ad un passo dall’aver creduto a questo inganno in modo indiscriminato, ce lo lasciamo sfuggire così?

Perché dico questo? Date uno sguardo nella socialSfera e vi accorgerete presto che qualcuno ha già iniziato a discutere animatamente sul possibile inserimento di Snapchat nelle strategie di comunicazione aziendale. Sì, lo ammetto, ho visto persino qualcuno scrivere un decalogo sull’utilizzo perfetto di  Snapchat e temo che qualcun altro abbia già iniziato la stesura di un libro dal titolo: “Fare business con Snapchat”.

Bene, ragioniamo per assurdo e diciamo pure che il contenuto (lavorativo o personale) condiviso, può tranquillamente scomparire dopo poco tempo. Se l’efficacia del messaggio è destinata a produrre una curva di interesse così breve, a meno che non si tratti di un’offerta, di un instant win o di una qualsiasi altra forma promozionale, è sicuramente di poco valore. Mi sembra ovvio, qualsiasi cosa che sono disposto a sacrificare, non può averne uno. Non mi verrebbe mai in mente di gettare nell’immondizia la mia amata maglietta degli AC/DC, come non mi sbarazzerei mai della fotografia della mie figlie appena nate, della collanina, prezioso ricordo di mia nonna, oppure della prima bozza del primo libro che ho scritto. Sono oggetti a cui tengo in modo particolare, hanno un grande valore per me e non contemplerei mai il concetto di abbandono. Se trasportiamo il principio alla comunicazione, ciò che condividiamo con gli altri, dovrebbe avere un valore e per quanto possibile, duraturo nel tempo.

Perché dovrei investire tempo/denaro/sforzo creativo in un luogo che si dimentica di me, della mia azienda, della mia comunicazione, in modo istantaneo?

Va bene, voglio mettere momentaneamente da parte i miei 40 anni suonati e cercare di pensare in modo freddo e distaccato a Snapchat.

Snapchat ha riscosso un grande successo tra il pubblico dei giovanissimi (indagini statistiche affermano che oltre il 60% dei giovani statunitensi di età compresa tra i 13 e i 34 anni usa questo servizio), dove l’importanza del contenuto è l’ultimo degli aspetti a cui prestare attenzione.

Psicologi e Sociologi ne stanno parlando ormai da tempo: i giovani d’oggi, sono incapaci di concentrasi. Il passaggio alla società digitale ha indubbiamente portato a numerosi cambiamenti, alcuni dei quali in grado di produrre una riorganizzazione del nostro cervello e persino alla ridefinizione delle modalità con cui lo utilizziamo. La nuova civiltà tecnologica ha portato anche trasformazioni che non possono che farci riflettere attentamente, come ad esempio l’aumento delle difficoltà di concentrazione e la perdita dell’attenzione.

Manfred Spitzer, autore del libro Demenza Digitale, ritiene che la nostra vita odierna sia ormai assoggettata ad un utilizzo indiscriminato e continuato di strumenti digitali. A causa di ciò, ne derivano alcuni rischi collegati al controllo cognitivo che il nostro cervello è capace di esercitare, sulla difficoltà a mantenere elevato il livello di concentrazione e l’attenzione e sul rischio di acquisire nozioni, informazioni e conoscenze in modo del tutto superficiale.

Molti media digitali operano attraverso impulsi emotivi e sono molto bravi nel distogliere l’attenzione producendo elementi di distrazione. Il tutto è determinato dal carattere emotivo irresistibile che questi strumenti hanno.

Tornando a Snapchat, non possiamo far altro che constatare quanto le dinamiche di aggregazione tipiche di questo social network siano in grado di sfruttare al meglio la matrice della superficialità e della mancanza di concentrazione tipica del pubblico dei più giovani. A tutti gli effetti si tratta di un target indubbiamente appetibile, facilmente plasmabile, attento alle mode, ma soprattutto devoto ai messaggi di comunicazione che possono arrivare senza troppi sforzi.

Diamo quindi un cinico benvenuto a Snapchat!

7 Responses
  • angelo
    May 11, 2016

    superficialità e mancanza di concentrazione è tipica ormai .. di ogni generazione. certo “the business purpose is to create a customer” come diceva un guru del mktg. ci sono snapchat addicted altri che lo ignorano dopo averlo scaricato, chi lo usa per svagarsi in momento di “stupidera” come avrebbe detto mia nonna .. e poi ogni generazione di giovani cazzeggia con gli strumenti o le possibilità che si hanno!
    Ma come si sa “Tutti gli adulti sono stati prima di tutto dei bambini.- e poi ragazzi – (Ma pochi di loro se lo ricordano)”.
    “Psicologi e Sociologi ne stanno parlando ormai da tempo: i giovani d’oggi, sono incapaci di concentrasi”.
    Mon Dieu!! Lapalisse! Direi che ne stano parlando da tempo immemore: lo sentivo dire 10 anni fa quando avevo i ragazzi alle superiori, 35 anni fa quando ero io alle superiori , nelle pagine di De Amicis, ….. aggiungiamo anche “è intelligente ma non si applica”, così si completa la descrizione sempreverde dei teenagers da 50 anni a questa parte!
    Have a nice day!!

  • Luca Conti
    May 11, 2016

    certo che “mancanza di concentrazione” e “è intelligente ma non si applica”, sono frasi che ci sentiamo ripetere da anni, ma il vero problema al giorno d’oggi è il continuo e progressivo impoverimento della comunicazione. I giovani ormai comunicano per monosillabi (il più delle volte storpiati), gesti e comportamenti violenti. Sono come dei primati.
    Quello che psicologi e sociologi stanno cercando di dirci rispetto al passato è che l’iperdigitalizzazione, i social network e i moderni sistemi di “socializzazione digitale”, stanno danneggiando le nostre generazioni future.
    Forse sto invecchiando, ma ritengo necessario un maggiore controllo sui nostri ragazzi.

  • Marco
    May 19, 2016

    I giovani d’oggi saranno anche incapaci di concentrarsi, ma neanche i quarantenni se la passano bene, se mettono virgole tra soggetto e verbo come fai tu.

  • Luca Conti
    May 19, 2016

    Chiedo venia, mi è scappato per ben due volte. Sono un demente anch’io.
    PS: Grazie per la segnalazione Marco 😉

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