Ciclisti in riserva

Mattina presto, solito bar, caffettino, cervello ancora in fase di avviamneto. Sorseggio il mio energetico preferito, mentre sfoglio la Gazzetta di Parma con il solito sguardo della mucca che osserva i treni passare. D’un tratto un sussulto interrompe la quiete. Lo sguardo, aimè, cade su di un articolo intitolato “Quelli che… se ne infischiano delle piste ciclabili”.

Leggendo attentamente ogni frase, mi accorgo che il pezzo doveva sicuramente essere stato scritto da un automobilista provetto, uno di quelli che utilizza il marcio mezzo inquinante anche per andare a prendere il giornale sotto casa. Qualsiasi persona, che almeno una volta nella vita, ha percorso una pista ciclabile della nostra città, saprebbe che sono trappole infernali piene di buche, ostacoli improvvisi, nonché incredibilmente scivolose; di norma sono invase dai pedoni ed il più delle volte percorrendole si rischia di essere centrati, per mancanza di visibilità, dalle vetture che le attraversano durante le svolte (ma quelle non vengono fotografate nell’articolo).
Con questo non voglio giustificare tutti i ciclisti, anzi, come in tutte le categorie esistono i buoni ed i cattivi, ma questa sorta di generalizzazione è un attacco gratuito verso l’utilizzo del mezzo meno inquinante per il tarsporto cittadino. Complimenti, mentre il resto delle città europee ne incentiva l’utilizzo, con campagne di sensibilizzazione e infrastrutture adeguate al percorrimento stradale, noi gettiamo fango sui ciclisti, colpevoli di voler sopravvivere ad una città che li considera come gli “indiani in riserva”.
Ciclisti, siete avvertiti, non possiamo uscire dal confine!

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Luca Conti

Imprenditore, digital media strategist, creativo, sportivo, sognatore. Lavora da diversi anni in RedHot Crew, dove gestisce la Killbit, un’agenzia che si occupa di comunicazione digitale, comprensione del social e della rete. Autore del libro "Traguardi. Cambia vita con sport e social"

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  • Grazie per quest’ articolo, mi ha piaciuto tantissimo!

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