Cibus 2012 verso l’autodistruzione

Sarebbe stato meglio innaffiare il giardino con il contagocce del collirio oppure assopirmi di fronte ad un monologo di Biscardi sull’utilizzo dei congiuntivi, piuttosto di immergermi in questa soporifera visita di Cibus.

L’impressione che ho avuto, al contrario dei giornalisti della Gazzetta di Parma (la cosa mi consola), è stata di una triste e desolata area in fase di desertificazione. Stand ridotti ai minimi e parecchi assenti tra i Big, poca affluenza, soliti problemi organizzativi, prezzi troppo elevati per il livello complessivo dei servizi offerti, copertura internet pessima se non assente… e come se non bastasse… persino le hostess erano sotto tono!
Sono bastati un paio di padiglioni e qualche parola scambiata con gli espositori per capire la situazione; il tanto atteso rilancio di Cibus, non è avvenuto. E’ inutile nascondersi dietro un dito, sperando che la percezione possa essere diversa dalla realtà. Questa edizione della fiera di Parma è una sorta di involuzione tecnologica ed organizzativa, che forse (e sottolineo forse), ha ben poco a che vedere con la crisi economica.
Persino i colonnotti multimediali, già presenti nelle  precedenti edizioni, nonostante un nuovo nome, riuscivano a sembrare ancora più inutili. Questi oggetti simili agli erogatori dei tagliandi di sosta che possiamo trovare nei parcheggi, offrivano servizi informativi sulla fiera, come elenco espositori, collocazione degli stand, insomma, tutto ciò che il 99% delle persone in fiera potevano vedere sugli opuscoli oppure in tutta comodità, muovendosi tra i padiglioni, osservando smartphone e tablet.
Nulla di nuovo all’orizzonte. Nelle ultime edizioni hanno preferito adottare l’efficace teoria del non cambiare la squadra perdente. Perché comprendere gli errori e cercare dei correttivi, quando è più semplice far finta di niente?

Certe cose non cambieranno mai. E’ più importante chi fa cosa, piuttosto di cosa sa fare chi.

Luca Conti

Imprenditore, digital media strategist, creativo, sportivo, sognatore. Lavora da diversi anni in RedHot Crew, dove gestisce la Killbit, un’agenzia che si occupa di comunicazione digitale, comprensione del social e della rete. Autore del libro "Traguardi. Cambia vita con sport e social"

There are 1 Comments

  • Merlinox says:

    E’ una desertificazione di passaggio. Noi che si lavora nel web da qualche anno stiamo vedendo il passaggio dall’era giornalistica, all’era blogosferica. Come dissi in tempi lontanti (e non sospetti) l’era prostitutica è sempre più forte, ma la costante delle modalità arrivistiche sono sempre le medesime.
    Anche il festival del giornalismo di Perugia – da quello che ho letto – ha sollevato pesanti critiche.

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