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Bike Snob e i Messenger

Non vedevo l’ora di tornare a parlare di Bike Messenger (pony express in bicicletta) e farlo, dopo aver terminato la lettura di Bike Snob, mi rende ancora di più tronfio delle prossime righe.
L’autore di questo illuminante libro sul mondo della bicicletta – penso dovrebbero leggerlo in molti – introduce il capitolo relativo alla “velotassonomia” con queste parole:

Il mondo del ciclismo è come una grossa ciotola di caramelle assortite: è pieno di una marea di figure strane con colori e forme differenti, ma tutte insieme risultano deliziose.

Bike Snob NYC a questo punto illustra alcuni dei personaggi più riconoscibili che potrete trovare attingendo alla variopinta ciotola delle caramelle del ciclismo. Per ogni categoria lo scrittore, riesce a trovare un’utilità sociale, una sorta di incastro che ne motiva l’esistenza, indipendentemente dalla grado di accettazione verso le altre specie. Solo i Messenger restano decontestualizzati dal resto:

Come i calzolai, i fabbri, i cowboy e Luke Wilson, i Messenger continuano ad esistere nonostante la crescente inutilità e una costante diminuzione di domanda per i loro servizi. Anche se la rapida sparizione della carta implica che hanno sempre meno consegne da fare, nessun altro ciclista è stato romanzato come il Messenger, specialmente al di fuori del mondo del ciclismo…

… questi non sono quelli che fanno consegne in bici perché è l’unico tipo di lavoro al quale possono accedere, piuttosto, sono quelli con costosi diplomi di laurea

… tuttavia, il fatto che portino pezzi di carta da un ufficio a un altro, completamente per scelta, non impedisce di comportarsi come dei membri oppressi dalla società…

… a differenza di altri ciclisti, che cercano di reclutare nuovi adepti, i Messenger spesso scoraggiano gli aspiranti corrieri. Questo perché la mistica del Messenger dipende dal fatto che la gente consideri il loro lavoro duro perché, se scoprisse che in effetti andare in giro per la città tutto il giorno è piuttosto facile e molto divertente, potrebbe iniziare a fare il corriere e l’intero castello di carte cadrebbe.

In tempi non sospetti, avevo cercato di esprimere un’opinione in merito a questa categoria, ma leggere questo capitolo ha consolidato ulteriormente l’idea che mi ero fatto. Sapere poi che il libro in questione è stato scritto da un ex Messenger di New York, rende il contesto ancora più saporito.
Un abbraccio ai miei amici Messenger, che fanno lo stesso lavoro dei miei amici Postini ma si chiamano Messenger perché il nome deve essere figo quanto le loro biciclette.

2 Responses
  • Simone
    January 5, 2012

    Che peccato, speravo in un flame 🙂

  • Luca Conti
    January 6, 2012

    @ Simone: da un lato me l’aspettavo, dall’altro sapevo che un Bike Messenger non andrà mai contro la parola di un “anziano”…
    E’ una forma di rispetto per un veterano del settore… 😉

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