Bernazzoli e il finto flash mob

Sempre più politici stanno approdando nei social network per divulgare, nel modo più capillare possibile, le loro mirabolanti gesta. Una delle ultime entrate, a cui ho avuto il piacere di assistere, è quella di Vincenzo Bernazzoli, candidato alle primarie 2012 del PD di Parma.
Vincenzo ed il suo staff (ammesso che ne abbia uno), si sono lanciati in una serie di operazioni social che mi hanno lasciato un po’ confuso, destando parecchi dubbi sulla strategia di base. L’apice di questa caotica presenza sociale, è arrivata con la realizzazione di un presunto flash mob, che in realtà era un comizio in una piccola piazza del centro storico di Parma. La Gazzetta di Parma ne da un ampio comunicato, parlando di un gigantesco, nonché pittoresco e ben riuscito Flash Mob.
Un politico su di un palco ed una platea interdetta che lo osserva, non è un freeze mob, è solo un comizio.
Bernazzoli che parla a una decina di “evasi” dalla clinica geriatrica del quartiere che agitano le mani, non è un flash mob, al massimo può essere un torneo di briscola.
Un flash mob, ha (e deve assolutamente avere, per essere considerato tale) determinate caratteristiche. Se vogliamo dare ordine ad un settore già disordinato di suo, dobbiamo imparare a chiamare le cose con il proprio nome. Immaginiamoci di fare volantinaggio fuori dal centro commerciale ed affermare “ho appena fatto uno spot televisivo”. Non ci sta, non è corretto.
Quindi, Flash mob, stando alla definizione di wikipedia

(dall’inglese flash: rapido, improvviso, e mob: folla) è un termine coniato nel 2003 per indicare una riunione, che si dissolve nel giro di poco tempo, di un gruppo di persone in uno spazio pubblico, con la finalità comune di mettere in pratica un’azione insolita. Il raduno viene generalmente organizzato via internet (emailsocial networks) o telefonia cellulare. Le regole dell’azione possono essere illustrate ai partecipanti pochi minuti prima che questa abbia luogo o possono essere diffuse con un anticipo tale da consentire ai partecipanti di prepararsi adeguatamente.

Posso capire che Bernazzoli aveva l’intenzione di ringiovanire il possibile elettorato, cercando di accaparrarsi qualche consenso dai più giovani (anche perché il suo attuale, difficilmente potrà arrivare alle elezioni), ma è scorretto ingannare chi non ha avuto la possibilità di vedere in diretta ciò che è, anzi non è avvenuto.
Negli ultimi giorni ho sentito parlare di Flash mob virtuali, presunti, delocalizzati, inorganici… una serie infinita di termini per definire un’azione con un nuovo nome che potesse farla sembrare nuova agli occhi dei profani.
“Ragazzi”, basta con queste porcate!
Il rischio, di queste fuffe, è di sminuire il lavoro di seri professionisti che operano con impegno, serietà e dedizione.

Se volete documentarvi in modo più approfondito sul mondo dei Flash mob, andate a dare una sbirciata a Flash Mob Milano.

#Bernazzoli  #ParmaNonTiVuole

Luca Conti

Imprenditore, digital media strategist, creativo, sportivo, sognatore. Lavora da diversi anni in RedHot Crew, dove gestisce la Killbit, un’agenzia che si occupa di comunicazione digitale, comprensione del social e della rete. Autore del libro "Traguardi. Cambia vita con sport e social"

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