Aruba, se si chiama così ci sarà un motivo.

Qualche giorno fa un cliente “cattivo pagatore”, decide di trasferire il dominio su altro server, nella speranza di continuare a mantenere online il sito, nonostante non avesse provveduto ad elargire il dovuto. Mi accorgo del fatto grazie ad una mail di Aruba, in cui mi spedisce il codice di autorizzazione da comunicare al cliente. Apro un ticket e cerco di spiegare la situazione paradossale, ma in barba a tutte le norme sulla privacy, Aruba comunica il code al cliente, spostando anche tutte i file della directory, sul nuovo pannello di controllo. Oltre la beffa il danno: chi ha provveduto materialmente a sistemare il sito nel suo nuovo alloggio, si è anche impadronito dei dati di accesso al pannello mysql nel quale erano presenti db, collegati a siti di altri clienti, che – porca miseria – sono stati danneggiati dall’incuria di questo maldestro presunto/tecnico.
Ora, incazzato come un’ape, sto provvedendo a pezzare i danni causati da Aruba e dal genio criminale che si è fatto carico di seguire il mio ex cliente in questa azione scellerata.
Persone / aziende serie, esistono ancora oppure è solo utopia?
Continuiamo così! Ormai lavoro per pagare lo stipendio al mio avvocato!

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